Chi arriva a Catania per la prima volta nota subito un colore: il grigio scuro, quasi nero, della pietra lavica. Lo si ritrova nei basoli delle strade, nelle facciate delle chiese, nei muretti di campagna e negli scogli del lungomare, proprio vicino a casa nostra. Catania è una città costruita, distrutta e ricostruita accanto a un vulcano attivo, e la sua storia si legge letteralmente nella pietra. Ecco un piccolo racconto per guardarla con occhi diversi durante il vostro soggiorno.
1669: la lava arriva fino al mare
L'eruzione dell'Etna del 1669 è considerata la più distruttiva della Sicilia in epoca storica. Dopo una serie di violenti terremoti, nel marzo di quell'anno si aprirono nuove bocche eruttive sul versante sud del vulcano, sopra l'abitato di Nicolosi, che diedero origine ai coni gemelli dei Monti Rossi, ancora oggi ben visibili. Per circa quattro mesi la lava scese verso valle, percorrendo circa 16 chilometri e travolgendo diversi centri abitati, tra cui Malpasso, l'odierna Belpasso, e Misterbianco.
La colata raggiunse Catania, aggirò la città da ovest e arrivò fino al mare. Il caso più famoso è quello del Castello Ursino: voluto da Federico II di Svevia e costruito a partire dal 1239 in riva al mare, venne circondato dalla lava, che ne colmò il fossato e spostò in avanti la linea di costa. Oggi il castello si trova in pieno centro storico, lontano dalle onde, e dal 1934 ospita il Museo Civico. Visitarlo aiuta a capire quanto quell'eruzione abbia cambiato la geografia della città.
1693: il terremoto e una città da rifare
Neppure un quarto di secolo dopo arrivò un'altra catastrofe. Tra il 9 e l'11 gennaio 1693 un fortissimo terremoto colpì la Sicilia sud-orientale: la scossa principale, quella dell'11 gennaio, fu una delle più violente della storia italiana. Decine di città e paesi furono distrutti e le vittime furono decine di migliaia. A Catania il crollo fu quasi totale e la popolazione venne decimata.
La città scelse di rinascere nello stesso luogo. La ricostruzione fu affidata a Giuseppe Lanza, duca di Camastra, che adottò un piano urbanistico nuovo: strade larghe e rettilinee, incroci ad angolo retto e piazze ampie, pensate anche come vie di fuga in caso di nuovi terremoti. È la Catania che vedete ancora oggi passeggiando lungo Via Etnea o Via Crociferi.
Il barocco in bianco e nero
Nel Settecento lavorarono a Catania architetti come Giovanni Battista Vaccarini, Alonzo Di Benedetto e Stefano Ittar. La firma della città è il contrasto fra due materiali: la pietra lavica nera, abbondante e resistente, e la pietra calcarea chiara, usata per cornici, colonne e decorazioni. Il risultato è un barocco dai toni unici, diverso da quello delle altre città siciliane.
Nel 2002 l'UNESCO ha riconosciuto le Città tardo barocche del Val di Noto come Patrimonio dell'Umanità: otto centri ricostruiti dopo il terremoto del 1693, ovvero Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli. Per Catania il riconoscimento riguarda alcune aree specifiche del centro storico.
Dove vedere la città di lava
- Porta Garibaldi: l'arco trionfale costruito nel 1768 su progetto di Stefano Ittar e Francesco Battaglia, a fasce alternate di pietra lavica e pietra bianca. Su un lato compare una fenice che risorge dalle fiamme con il motto Melior de cinere surgo, «risorgo dalle ceneri migliore», che riassume lo spirito della città.
- Via Crociferi, in centro storico, a pochi passi da Piazza Duomo: una delle strade più eleganti del barocco catanese, con chiese e conventi uno accanto all'altro.
- Le strade del centro: guardate in basso, ai basoli di pietra lavica levigati da secoli di passi.
- Il Monastero dei Benedettini, in centro storico: nel 1669 la lava lo raggiunse e ne avvolse una parte, poi il terremoto del 1693 lo danneggiò gravemente; ricostruito nel Settecento, anche con il contributo di Vaccarini, oggi ospita il Dipartimento di Scienze umanistiche dell'Università.
La scogliera nera vicino a casa
La lava non ha plasmato solo i palazzi, ma anche il mare. Il tratto di costa fra Ognina e San Giovanni Li Cuti è fatto di antiche colate laviche scese fino al mare e modellate nel tempo dalle onde. Il nome stesso, li cuti, in siciliano indica le rocce levigate dall'erosione marina. Qui il mare si apre fra scogli neri, terrazze di roccia e una piccola spiaggia di sabbia scura: un paesaggio da vedere almeno una volta al tramonto.
Da Casa Stazione Picanello la spiaggia di San Giovanni Li Cuti si raggiunge a piedi in circa 10 minuti, lungo il lungomare. Anche la nostra casa racconta un pezzo di storia cittadina: è un'abitazione antica tipica catanese, in un palazzo storico che un tempo ospitava l'Arena Miramare, un celebre cinema all'aperto. Dal balconcino si gode uno scorcio di mare, e la stazione di Picanello a pochi metri vi porta in centro per scoprire, pietra dopo pietra, la città di lava.
Il territorio a portata d’auto
Un appartamento per famiglie e piccoli gruppi fino a 4 persone, con cucina attrezzata e parcheggio pubblico in strada nelle vicinanze.